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Il cinema e Torino

Mole Antonelliana

Era il lontano 1896 quando i fratelli Lumiere, in una stanzetta di Via Po, precisamente in un edificio religioso al numero civico 1, proiettarono delle immagini su di un lenzuolo bianco mosso dall’aria che filtrava dalle finestre. Anche il cinema, come diverse altre “arti”, scelse Torino per presentarsi all’Italia.

Allo scoppiare della prima guerra mondiale, la vecchia stazione ferroviaria di Porta Susa e gli stabilimenti della Itala Film sulla Dora Riparia, fecero da cornice al colossal “Cabiria” che si contese i “botteghini” di allora con l’altra grande produzione “Quo Vadis?”.

Ben un milione di lire fu il budget stanziato per la realizzazione del film che vide la partecipazione di Gabriele D’Annunzio come sceneggiatore, Emilio Salgari come caratterista, e l’utilizzo di ben dodici colori. Inoltre i primi effetti speciali, semplici torce per l’immagine chiaro/scuro, e l’utilizzo del “primo piano” fecero capolino nel film.
Ebbene, dopo la “prima” al Teatro Vittorio Emanuele (ora Auditorium Rai), il colossal made in Torino rimase in programmazione sei mesi a Parigi e ben dodici a New York.

Passate le due guerre, nel 1956, il Castello del Valentino e la Palazzina di Caccia di Stupinigi fecero da ambientazione al film Guerra e Pace, interpretato da star internazionali del calibro di Audrey Hepburn e Henry Fonda. L’aiuto regista Mario Soldati ricordò come proprio in queste locations si riuscì a riscostruire nella maniera più fedele la Russia dei primi ottocento.

Nel 1977 Dario Argento, maestro del nascente genere horror, ambientò a Torino, città magica per eccellenza, il suo capolavoro “Profondo Rosso”. Piazza CLN e gli edifici liberty della collina non avrebbero potuto descrivere meglio il senso di occulto e soprannaturale presenti nella pellicola.

Passiamo al nuovo millennio. Torino stava pian piano cercando di uscire dalla sua definizione, ormai obsoleta e fuorviante, di città industriale. “Santa Maradona”, un po’ il “Trainspotting de noantri”, è riuscito, attraverso la vita sconclusionata di trentenni alla ricerca di nuove possibililtà, a descrivere la medesima voglia della città di rompere gli schemi per protendersi verso un futuro di apertura, di movida e di relazioni con l’esterno, che la caratterizza tutt’oggi.

Non dimentichiamo, in tempi recenti, uno straordinario Toni Servillo nei panni di Giulio Andreotti nel film “Il Divo”, con lo sfondo degli splendidi palazzi nobiliari del centro di Torino; oppure il film “Venuto al mondo” di Sergio Castellitto con la partecipazione di Penelope Cruz. In questo caso è stata la Cavallerizza Reale a rappresentare la Sarajevo durante la guerra dei Balcani.

Mi raccomando dunque, durante la vostra prossima visita a Torino, di non mancare ad uno dei vari tour alla scoperta dei set cinematografici della città, né alla visita del Museo del Cinema, uno tra i più famosi d’Italia ospitato nella splendida location della Mole Antonelliana.

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